Il processo a Meta: cosa cambia per i minorenni sui social.

La causa dei 29 Stati americani contro Meta Platforms, colosso americano proprietario dei social network Facebook e Instagram, accusata di aver danneggiato migliaia e migliaia di ragazzi minorenni rendendoli dipendenti dai social, si è conclusa con un patteggiamento da parte del proprietario della multinazionale Mark Zuckerberg per un totale di 16,7 miliardi di dollari.
Oggi però andremo ad analizzare cosa è chiamato a cambiare realmente Meta all'interno dei suoi due social network e perché queste modifiche potrebbero segnare un primissimo spartiacque fra i giovani ed il loro rapporto con i social.
La verifica dell'età da parte di Meta
Uno dei problemi a monte di tutte le modifiche richieste a Meta sta nell'identificazione di chi sta usando i social, se un utente maggiorenne o un minorenne.
Spesso capita, ed è capitato, che ragazzi minorenni si iscrivessero sui social mentendo sulla propria età, per potervi accedere senza problemi.
A Meta è stato chiesto di introdurre un sistema di verifica dell'età che sia efficiente e preciso, ed avrà circa un anno per attivarlo all'interno dei social.
Il sistema dovrà avere un bassissimo margine di errore, il 3% massimo di errore per i ragazzi tra i 13 ed i 15 anni, mentre un 10% di errore sarà tollerato per ragazzi più grandi, che si avvicinano di più alla soglia di maggiore età.
Dovrà essere totalmente vietato invece l'accesso ai social ai minori di 13 anni.
Fornire supporto ai genitori
Altro adeguamento cardine, di grande importanza. Meta dovrà fornire un supporto ai genitori, che consenta ad essi di monitorare l'attività dei figli ed impostare un tempo massimo dell'utilizzo dei social. Una criticità sul monitoraggio, però, è stata sollevata da Meta, che ha dichiarato essere difficile riuscire ad identificare se l'adulto di riferimento nell'account del minore sia effettivamente un genitore o un eventuale tutore legale di chi usufruisce del servizio.
In questo caso si attendono evoluzioni su questo possibile problema e su eventuali soluzioni.
Le fasce orarie bloccate ed il limite di utilizzo
Meta dovrà introdurre con il tempo delle funzioni automatiche che riducano sensibilmente l'utilizzo e la dipendenza dai social, mirata esclusivamente ai ragazzi e alle ragazze di minor età.
Entro sei mesi il colosso americano dovrà introdurre quindi un blocco all'utilizzo dei profili dalle 24:00 alle 6:00 della mattina.
Inoltre le notifiche da parte delle app dei social dovranno essere disattivate per tutta la notte fra le 22:00 e le 7:00 del mattino.
per quanto riguarda il limite automatico di utilizzo imposto agli utenti, si parla di un massimo di due ore giornaliere per Facebook e Instagram, dopodiché dovrebbe scattare un blocco temporaneo da parte dei due social, fino al giorno successivo.
Cosa cambia alla fine? Colpirne uno, per educarne cento.
Sicuramente la class action contro Meta, oltre ad aver scatenato un vero putiferio mediatico, ha anche inviato un segnale importante al mondo informatico in generale.
La società inizia a dare segnali di fastidio e sembra non essere più tanto disposta, come in passato, a tollerare un bombardamento continuo di notifiche, connessioni virtuali forzate e like o commenti invadenti, specialmente se si parla di bambini o ragazzi, che nella fase che dovrebbe essere più spensierata della vita (a netto di problemi familiari o altro), si inseriscono in una competizione sfrenata a chi ha più like, o a chi scova, o posta, il nuovo tormentone o challenge del momento.
Per non parlare poi della continua vulnerabilità di tanti ragazzini ad atti di cyberbullismo o violenza informatica.
Insomma ancora niente è deciso, ma qualcosa forse sta modificano la nostra percezione dei social e la causa intentata alla multinazionale di Zuckerberg suona oggi come un forte allarme anche per Tik Tok e concorrenza.
Saremo forse riusciti a comprendere, come società umana, l'importanza di un parco, una palla e di connessioni reali per i più giovani?
Sicuramente, mai come adesso...ai posteri ardua sentenza.







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